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Sin dal suo «numero zero»
(ottobre 1999), il Festival Scarlatti ha riscosso consensi significativi
da parte della stampa specializzata nazionale ed estera. La
manifestazione veniva a colmare una vistosa lacuna culturale
in quanto, pur nel fiorire di iniziative che nel secolo scorso
hanno guadagnato molta popolarità al repertorio barocco,
pochissima attenzione era stata riservata alla sterminata produzione
del musicista palermitano. Famoso come artista, ma uomo sfortunatissimo
in vita e in morte, Alessandro Scarlatti, trascorse i suoi primi
anni nel migliore ambiente artistico palermitano.
Nell’infuriare di una terribile carestia, nel 1672 gli
«Scarlata» decisero di lasciare la loro terra natale
rifugiandosi a Roma e a Napoli e trasformandosi in «Scarlatti»,
per coltivare il mito della parentela con un potentissimo abate
fiorentino. Appena sei anni più tardi il diciottenne
Alessandro poté inserirsi da protagonista nella vita
musicale romana. Gli equivoci del sembiante, un’operina di grande successo,
attirò l’attenzione dell’ex regina di Svezia
in esilio a Roma, che nominò Scarlatti suo maestro di
cappella e contribuì notevolmente, insieme ad altri mecenati,
a consolidare la fama del giovanissimo Siciliano.
Oltre all’operina dalla quale spiccò il volo la
carriera del compositore, altri suoi titoli (Massimo Puppieno, Il trionfo
dell’onore
e La principessa fedele) sono legati alle prime tappe di un’operazione,
la «Scarlatti renaissance», che nel festival di
Palermo prevede col tempo la ripresa di tutte le principali
opere di Alessandro Scarlatti, con priorità assoluta
assegnata a capolavori che erano stati sottratti episodicamente
all’oblio, ma eseguiti con criteri oggi rinnegati dalla
filologia più scrupolosa.
La riscoperta di affascinanti serenate e di possenti oratori,
iniziata con il concerto a Villa Niscemi che concluse memorabilmente
il «numero zero» della manifestazione, è
stata integrata con pagine tratte dallo sterminato repertorio
cantatistico. Sono presenti nei programmi brani di musicisti
«contigui», tra i quali primeggia Domenico, seguito
dagli Scarlatti minori. Interessante il confronto con Haendel,
vicinissimo agli Scarlatti negli anni del suo soggiorno in Italia.
In una delle prossime edizioni del festival, il Pompeo di Scarlatti
sarà contrapposto alle parafrasi che l’autore del
Messia ricavò per i melodrammi da lui composti cinquant’anni
dopo che l’opera di Alessandro era andata in scena. Questa
stimolante operazione, da realizzarsi in collaborazione con
i Festival Haendel di Londra e di Göttingen, conta sul
sostegno economico dell’Unione Europea. La stabilizzazione
del Festival palermitano, che ospita interpreti e complessi
mondialmente famosi, offre a questa manifestazione unica nel
suo genere quelle garanzie di internazionalità e di qualificazione
artistica che la rendono adatta a operazioni di sponsorizzazione
indirizzate agli interessi di un pubblico particolarmente raffinato,
ma che il già detto ancoraggio al Barocco siciliano non
vede circoscritto nell’area musicale.
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