:: Teatro Massimo di Palermo ::  
  :: Festival Scarlatti 2001 - Itinerario musicale barocco :: :: 30 ottobre - 15 novembre 2001 ::  
   
 
Presentazione
Programma
Carta Giovani
   
 
 
Con il contributo di :: LLADRÓ ::
       
  :: La musica degli Scarlatti recupera radici Siciliane ::
In una sola lettera a Ferdinando de' Medici, Alessandro Scarlatti si descriveva sfortunato. Tutti sanno quanto una simile convinzione possa essere condizionante per un superstizioso meridionale ma il musicista, rassegnato alla sorte, non tradì le proprie condizioni artistiche per cercare una facile popolarità. Le sue scelte raffinate gli avrebbero procurato la gloria, ma non la ricchezza.

Un certo tipo di sfortuna ha continuato ad accanirsi contro il compositore che qualsiasi manuale di storia della musica descrive come protagonista della stabilizzazione formale e stilistica del Barocco vocale italiano, ma un'attenzione modesta è stata dedicata alla sua sterminata produzione, pur nel fervore di iniziative che hanno restituito popolartà al repertorio di quella stagione.

Presentando nel 1999 il "numero zero" del Festival, Leoluca Orlando dichiarò che Palermo pagava un debito nei confronti di questo suo figlio famoso ma praticamente sconosciuto. Debito molteplice anche perché non solo recentemente contratto: come altri grandi artisti siciliani, Alessandro era stato costretto a lasciare la terra per cercare - e trovare - altrove i riconoscimenti che il suo talento meritava. Nel 1672 la spaventosa carestia che travagliava la Sicilia indusse Eleonora d'Amato, forse vedova, a trasferirsi a Roma con alcuni dei figli avuti dal tenore Pietro Scarlata; il resto della prole trovava rifugio a Napoli. Due anni prima della morte di Don Vincenzo Amato (parente di Eleonora e Maestro di Cappella della Cattedrale di Palermo) aveva privato gli Scarlata di un potentissimo appoggio. Come il contemporaneo Filippo Juvarra, Alessandro Scarlatti incarna la diaspora che per secoli si pose come dolorosa necessità per il talento siciliano. Esiste però un aspetto opposto e complementare dello stesso fenomeno ed é quello legato all'esperienza di Giacomo Serpotta, un artista che riuscì a dare dimensione universale alla propria produzione senza essersi mai allontanato da una terra nella quale notevoli architetti avevano offerto e continuavano ad offrire geniali spunti allo sviluppo di un artigianato di altissima qualità.
A Palermo dopo il declino della polifonia madrigalesca, in musica aveva preso avvio il tardivo trapianto del meledramma, nel quale Pietro Scarlata fu coinvolto. Passati a Roma, Alessandro e i suoi fratelli ritennero opportuno lasciare in Sicilia la forma originaria del loro cognome: il trasferimento suggerì la sua trasformazione in uno "Scarlatti", che lasciava spazio al dubbio di una parentela altolocata. Presto Alessandro non ebbe bisogno di simili trucchetti: il caso lo aveva introdotto nella cerchia del grande Bernini e, se lo scandaloso comportamento di una sorella attirava sul giovane musicista i fulmini della Curia, la protezione di Cristina di Svezia provvide a trasformare in trionfo la minacciata rovina. Momento culminante del festival è l'esecuzione del Trionfo dell'Onore, la deliziosa commedia per musica di Alessandro che l'accurata revisione del compianto Malcolm Boyd restituisce alla sua autenticità.
Il programma dell'attuale edizione della manifestazione è prevalentemente dedicato all'esplorazione della produzione sacra o paraliturgica di Alessandro e di Domenico Scarlatti, il genialissimo suo figlio presente a Palermo nel 1720 e nel 1722. L'illuminata disponibilità della Curia palermitana ha reso possibile l'ambientazione dei concerti in Chiese monumentali suggestivamente adatte all'esecuzione di questo repertorio.
Il debito culturale può essere così pagato restituendo agli ambienti adeguati un patrimonio che nella sensibilità artistica dei Siciliani ha le sue proprie radici.

È significativo l'aggancio di parecchie manifestazioni alla Chiesa di S.Ignazio all'Olivella e all'attiguo Oratorio dei Padri Filippini, storici contenitori di musica sacra e edificante; l'Oratorio di Santa Cita vede ripetersi il collegamento visivo al mondo di Serpotta, già realizzato nell'edizione del 1999, ma particolare rilevanza ha l'esecuzione di due imporanti programmi nella Chiesa del SS. Salvatore, capolavoro di Paolo Amato, architetto-principe del Barocco palermitano e imparentato agli Scarlatti, in quanto fratello di Vincenzo.

L'interesse che la stampa estera ha già dedicato al festival conferma la validità di una formula che l'esplorazione di un repertorio poco battuto coniuga alla valorizzazione di tesori architettonici non sempre adeguamente conosciuti.
 
 
 
 
 
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