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In una sola lettera a Ferdinando de' Medici, Alessandro Scarlatti si descriveva sfortunato. Tutti sanno quanto una simile convinzione possa essere condizionante per un superstizioso meridionale ma il musicista, rassegnato alla sorte, non tradì le proprie condizioni artistiche per cercare una facile popolarità. Le sue scelte raffinate gli avrebbero procurato la gloria, ma non la ricchezza.
Un certo tipo di sfortuna ha continuato ad accanirsi contro
il compositore che qualsiasi manuale di storia della musica
descrive come protagonista della stabilizzazione formale e stilistica
del Barocco vocale italiano, ma un'attenzione modesta è stata
dedicata alla sua sterminata produzione, pur nel fervore di
iniziative che hanno restituito popolartà al repertorio di quella
stagione.
Presentando nel 1999 il "numero zero" del Festival, Leoluca
Orlando dichiarò che Palermo pagava un debito nei confronti
di questo suo figlio famoso ma praticamente sconosciuto. Debito
molteplice anche perché non solo recentemente contratto: come
altri grandi artisti siciliani, Alessandro era stato costretto
a lasciare la terra per cercare - e trovare - altrove i riconoscimenti
che il suo talento meritava. Nel 1672 la spaventosa carestia
che travagliava la Sicilia indusse Eleonora d'Amato, forse vedova,
a trasferirsi a Roma con alcuni dei figli avuti dal tenore Pietro
Scarlata; il resto della prole trovava rifugio a Napoli. Due
anni prima della morte di Don Vincenzo Amato (parente di Eleonora
e Maestro di Cappella della Cattedrale di Palermo) aveva privato
gli Scarlata di un potentissimo appoggio. Come il contemporaneo
Filippo Juvarra, Alessandro Scarlatti incarna la diaspora che
per secoli si pose come dolorosa necessità per il talento siciliano.
Esiste però un aspetto opposto e complementare dello stesso
fenomeno ed é quello legato all'esperienza di Giacomo Serpotta,
un artista che riuscì a dare dimensione universale alla propria
produzione senza essersi mai allontanato da una terra nella
quale notevoli architetti avevano offerto e continuavano ad
offrire geniali spunti allo sviluppo di un artigianato di altissima
qualità.
A Palermo dopo il declino della polifonia madrigalesca, in musica
aveva preso avvio il tardivo trapianto del meledramma, nel quale
Pietro Scarlata fu coinvolto. Passati a Roma, Alessandro e i
suoi fratelli ritennero opportuno lasciare in Sicilia la forma
originaria del loro cognome: il trasferimento suggerì la sua
trasformazione in uno "Scarlatti", che lasciava spazio al dubbio
di una parentela altolocata. Presto Alessandro non ebbe bisogno
di simili trucchetti: il caso lo aveva introdotto nella cerchia
del grande Bernini e, se lo scandaloso comportamento di una
sorella attirava sul giovane musicista i fulmini della Curia,
la protezione di Cristina di Svezia provvide a trasformare in
trionfo la minacciata rovina. Momento culminante del festival
è l'esecuzione del Trionfo dell'Onore, la deliziosa commedia
per musica di Alessandro che l'accurata revisione del compianto
Malcolm Boyd restituisce alla sua autenticità. Il programma
dell'attuale edizione della manifestazione è prevalentemente
dedicato all'esplorazione della produzione sacra o paraliturgica
di Alessandro e di Domenico Scarlatti, il genialissimo suo figlio
presente a Palermo nel 1720 e nel 1722. L'illuminata disponibilità
della Curia palermitana ha reso possibile l'ambientazione dei
concerti in Chiese monumentali suggestivamente adatte all'esecuzione
di questo repertorio. Il debito culturale può essere così pagato
restituendo agli ambienti adeguati un patrimonio che nella sensibilità
artistica dei Siciliani ha le sue proprie radici.
È significativo l'aggancio di parecchie manifestazioni alla
Chiesa di S.Ignazio all'Olivella e all'attiguo Oratorio dei
Padri Filippini, storici contenitori di musica sacra e edificante;
l'Oratorio di Santa Cita vede ripetersi il collegamento visivo
al mondo di Serpotta, già realizzato nell'edizione del 1999,
ma particolare rilevanza ha l'esecuzione di due imporanti programmi
nella Chiesa del SS. Salvatore, capolavoro di Paolo Amato, architetto-principe
del Barocco palermitano e imparentato agli Scarlatti, in quanto
fratello di Vincenzo.
L'interesse che la stampa estera ha già
dedicato al festival conferma la validità di una formula che
l'esplorazione di un repertorio poco battuto coniuga alla valorizzazione
di tesori architettonici non sempre adeguamente conosciuti. |
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NUMERO
VERDE 800655858 - |
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