Omaggio a John Cage
Teatro Massimo, 13 - 15 marzo 2002
 
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“...per un teatro invisibile”
 Stage e Oratorio per attori di Andrea Liberovici

 
 
 
Presentazione


Di recente, un alto funzionario del Ministero della Cultura francese, responsabile delle questioni relative all’uso della tecnologia nell’arte, ha pubblicamente dichiarato, senza alcun intento umoristico o provocatorio, che la radio non aveva mai dato vita ad una forma d’arte.
Il progetto e la realizzazione di “64” dimostrano ancora una volta, e chiaramente, il contrario.
“64” mostra come delle nuove forme d’arte – a partire dal “Hörspiel” fino a ciò che, giustamente, Andrea Liberovici considera “Teatro del Suono” – siano riuscite a mettere in moto con successo un processo di sviluppo che è partito dalla radiodiffusione e che poi è andato avanti nell’acquisizione della propria autonomia, originale, differente e innovativa, erede interdisciplinare sia del teatro che del concerto.
John Cage
John Cage
 
 
Andrea Liberovici, compositore e regista, ha concepito questo Oratorio per Attori in 64 minuti – 64 tavole – 64 sequenze, come un percorso musicale attraverso la memoria sonora del Living Theatre, a partire dalla partecipazione di John Cage fino ai giorni nostri, servendosi delle voci di Judith Malina, Hanon Reznikov ed Ottavia Fusco.

Siamo così invitati ad intraprendere un viaggio – a volte iperformalista, ma nondimeno decisamente intimistico – attraverso la memoria di una delle avventure musicali e teatrali storicamente più importante del XX secolo. Si tratta di un progetto folle e fuori misura, che Andrea Liberovici controlla e gestisce in maniera perfettamente convincente. Il punto di partenza scelto da Liberovici per questo progetto è il principio che ha animato la rivoluzione musicale attuata da John Cage: “Ho modificato il mio modo di comporre. Invece di fare delle scelte, ho scelto di fare delle domande”.
Utilizza liberamente l’I-Ching, benché senza alcun tipo di misticismo, di manie tecnologiche a buon mercato o di dogmatismi estetici, altrettanto bene quanto le tecnologie elettroacustiche contemporanee messe a disposizione dal GRM dell’INA.
Così facendo, egli porta avanti lo spirito speculativo di questa istituzione, sviluppatasi in seno al Servizio di Ricerca dell’O.R.T.F. fondato da Pierre Schaeffer.
In questo modo, ricerca, improvvisazione e composizione, rigore, casualità e innovazione, memoria e creazione, vengono fusi in un unico sistema, in una riflessione di tipo storico sull’arte e la creazione, procedendo da un’interrogazione in atto dei processi creativi.
Non dispiaccia ai responsabili culturali senza cultura.
 
    Jean-Baptiste Barrière     
 

Come tutti sappiamo, il Living Theatre, oltre ad aver messo in moto il rinnovamento teatrale della seconda metà del ‘900, ha ispirato i più geniali compositori di musica moderna, da John Cage – che ha composto le musiche di scena per The Marrying Maiden del ’60 e che ha instaurato un duraturo rapporto di collaborazione ed amicizia con Julian Beck e Judith Malina – a Morton Feldman, fino al contrastato rapporto con Luigi Nono per A floresta é jovem e cheja de vida del ‘65-’66, e oltre.
Dopo aver lavorato insieme con successo, Judith Malina ed io abbiamo sentito il desiderio di portare avanti la nostra collaborazione.
 
  Judith e Hanon Reznikov mi hanno invitato nella loro casa di New York e mi hanno mostrato un grande armadio vecchio, ricolmo di cassette, nastri antichi e bobine di ogni dimensione. Ho iniziato così un lungo lavoro di catalogazione, duplicazione e pulizia dell’immenso archivio audio messomi a disposizione, finché un giorno, letteralmente sommerse da centinaia di nastri, ho scovato 2 bobine con su scritto a matita: “John Cage – materiali per The Marrying Maiden”.
Si trattava di due nastri di sperimentazione acustica registrati nel 1959 da John Cage con le voci degli attori del Living per quelle che sarebbero diventate le ‘musiche’ di scena di The Marrying Maiden.
Andrea Liberovici
Andrea Liberovici
 
 
È stato questo importante ritrovamento, ma anche i 50 anni di registrazioni audio di spettacoli venuti fuori da quello straordinario ‘armadio della memoria’, a suggerirmi di dar vita ad un concerto in cui lo strumento principale fosse, appunto, la memoria, ed è stato grazie alla sensibilità di Daniel Teruggi e di tutto il GRM, che sono riuscito a realizzare “64”.
Per organizzare la compagine musicale mi sono servito della struttura in 64 esagrammi dell’I-Ching, in base a ragioni rigorose ma, al tempo stesso, libere.
La prima di queste è l’omaggio a John Cage e a The Marrying Maiden. La seconda è data dal fatto che ogni esagramma dell’I-Ching contempla un momento della vita dell’uomo fornendoci, di conseguenza, una ricca struttura drammaturgica. Infatti, ogni esagramma ha un titolo e un’idea che sviluppa attraverso dei simboli (il cielo, la terra, il pozzo...) o attraverso sentenze più precise, come: guerra, litigare, eccessi, obbedire... fino al n. 64 che ne segna la fine, e quindi la necessità di ricominciare. Ho usato, infatti, sia i significati oracolari, sia il linguaggio simbolico che li esprime, fatto di continui conflitti ed unioni fra gli elementi primari della natura (acqua, fuoco, vento...) come contenitori e generatori di idee musicali.
L’esempio più didascalico ed illuminante è il n. 7: L’esercito.
Ho preso le registrazioni delle marce militari che il Living utilizzava nello spettacolo The Brig.
Si tratta di un frammento di pochi secondi che, attraverso vari processi di manipolazione e montaggio, mi ha suggerito la creazione di un pezzo di musica. L’unico strumento vero e proprio di cui mi sono servito è il Guquin, antico strumento cinese, risalente all’epoca di Confucio. Questa sorta di grande cerchio costituito da tasselli mi è sembrato ideale per raccontare la memoria senza una cronologia obbligata, ma, come spesso accade nella vita, per associazioni.
 
    Andrea Liberovici